Descrizione
«Un maiale e un filosofo si equivalgono? Rispetto all’esistenza, si equivalgono.» Gilles Deleuze, Su Spinoza
Oggi più che mai gli animali sono intrappolati in rapporti violenti di sfruttamento e messa a morte: non esistono animali “da reddito”, “da compagnia” o “selvatici” se non all’interno di relazioni istituite da chi trae profitto dall’incessante smembramento dei loro corpi. Questa raccolta è un’opera drammatica e radicale che dialoga con i viventi non umani per mettere in discussione ogni forma di gerarchia.
I 100 canti si dispongono in una struttura tripartita (inferno, purgatorio e paradiso) che attraversa la materia del dolore e del riscatto. Nella maggior parte dei casi, questi sono canti di lutto dedicati ai miliardi di esseri senza nome che hanno attraversato il pianeta conoscendo soltanto sofferenza e annientamento. Più raramente affiora in essi una gioia trattenuta e insieme esplosiva: quella di chi, nonostante le pratiche di dominio addomesticanti, ha potuto assaporare fugaci istanti di libertà.
In queste poesie emergono dall’ombra corpi invisibili nel momento stesso in cui vengono investiti dalla violenza di un potere deciso a sottometterli. Eppure, dentro questa oscurità, le parole poetiche lasciano intravedere la possibilità di altre relazioni tra i viventi: più benigne, più resistenti, più solidali. Ogni canto è composto da otto versi: 800 versi, quindi, che si affiancano agli innumerevoli altri che popolano il mondo, ricordandoci che i versi li fanno solo i poeti e gli animali.







