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Leggi un estratto da Eroine di Claude Cahun: Eva la credulona

Bisogna evitare ogni tipo di droga, soprattutto quelle raccomandate dalle
riviste come rimedio per ogni malattia.

Undicesimo comandamento

(Apparso anch’esso nell’avviso che raccomandava un certo medicinale –
per il quale, evidentemente, si temeva la concorrenza.)

Alle “Evette”, piccole corrispondenti del giornale Eva, e in generale a tutte
le giovani donne passate, presenti e future.

OCCASIONE UNICA. Volete diventare più forti, riuscire in tutte le vostre imprese? Non esitate: il giorno in cui voi ne mangiaste i vostri occhi si aprirebbero e sarete COME DIO, conoscendo il bene e il male. Chiedete il gustoso frutto. Ne rimane SOLO UNO. Chiedetelo senza esitare! Cosa avete da perdere? Soddisfatti o rimborsati.

“Serpenti dagli anelli luminosi formano lettere sinuose, poi altre lettere per gli annunci successivi.
“Mi piace trascorrere le serate all’ombra odorosa degli alberi (sono generosi, vero? Il profumo è gratuito), in impaziente attesa della metamorfosi di queste promesse meravigliose. È una distrazione, e il nostro giardino non ne offre molte. Se solo Adamo mi desse più spiccioli!
“I serpenti si agitano, vediamo…”

LONELY men, I have a sweetheart for YOU.*

“No, non è roba per me! E non lascerò che il mio uomo venga qui. È così debole con le donne!” (Ride.)

“Non va bene; non è appropriato! Serve altro!… Ah! Ecco qualcosa di meglio…”

Pep – tabs
BE A MAN
You must have pep – vigor – strength
– youth – to fully enjoy life –,
Make your sex life a joy!
– Quick results –
PEP – TABS

They positively help to build up
weakened, nervous and ageing men
to such a state of thrilling,
pulsating power that they STAND
UP and shout: “I CAN! I WILL!!
I AM FIT!!!” (only two dollars a packet)

“Peccato: costa troppo! Mi sarebbe davvero piaciuto regalarglielo. Ne ha tanto bisogno, povero caro…”

Are you reaching for Truth
I will tell you FREE!

(only send the exact date of your
Birth and enclose ten cents.)
A GREAT SURPRISE AWAITS YOU

“Ma quando sono nata? Bisognerebbe chiederlo al padre. Sono così ignorante!”

BE AN ARTIS
EASY method. Write for terms and
List of SUCCESSFUL GENIUSES.

“Perché non farlo? Perché non io? Cosa direbbe vedendo la sua piccola donna diventare grande pittrice, grande poeta, la gloria del Paradiso? Strano come certe idee mettano fame! Non c’è nulla da mangiare da queste parti?…”

Quick PEP
Get NEW pep in TWENTY MINUTES
Guaranteed or your money back
GIVE ONE TO YOUR FRIEND

“Interessante. Si mangia, no? Che gusto avrà?…”

OCCASIONE UNICA…

“Ecco che si ricomincia. Basta per questa sera. Non ci sono molti annunci! Cosa potrebbe essere, come dio? Sarà buono?… Un frutto, allettante davvero!… Mi hanno detto che succhiando sette prugnole acerbe una ragazza può diventare un ragazzo. Ma io non ci credo… C’è troppa differenza. (Con trasporto) “Cosa? Il frutto – è una mela! – costa solo trentanove centesimi?… una vera occasione. Lo prendo! Dov’è l’albero?…Questo, al centro del giardino?… Ma papà dice che è sterile! O perlomeno che i suoi frutti sono aspri, buoni per ingrassare i porci! Senza dubbio no ne sa nulla, papà. Non è goloso. È pure un brontolone, ha sempre da ridire sulla cena, forse ha problemi di stomaco.
“È vero, questa piccola mela è squisita. Voglio portargliene un quarto: gli farà bene (Give one to your friend!). Un pezzetto a lui, uno ad Adamo, uno a Eva. Non sono mica egoista, io!”

Non appena Dio ebbe ingoiato la mela indigesta, abilmente dissimulata in uno dei piccoli gustosi piatti che la Donna gli preparava, fu colto da una violenta rabbia. (Aveva chiaramente problemi di stomaco.) Cacciò la Coppia dal Paradiso; la richiamò, la mandò nuovamente via – non sapeva che fare.
Perché, ahimè, pubblicità simili sono in parte vere, in parte false. Grazie al frutto, il Padre, i figli, tutti i mangiatori di mele, hanno appreso infatti che esisteva un Bene ed esisteva un Male. Ma, eternamente tormentati, non riescono a distinguere Quale sia Quale. (D’altronde la pubblicità si giustifica: un quarto non basta.)
Tuttavia, coloro che, più felici ma ancora più pericolosi, dispongono gli oggetti in due armate distinte, hanno tutti addentato una polpa diversa (in questo la Mela è la mela della discordia).
(Soltanto la loro è pura.) Non sopportano l’odore di altri respiri.

* Per chi non conosce l’inglese: L’AMORE dice: Aggiungete una corda al vostro arco imparando le LINGUE MODERNE. – Eva: le lingue, d’altronde, sono come i colori vivaci, fanno moderno. La Torre di Babele è alla moda. C’è persino chi dice non sia ancora stata costruita. Se mi si chiedesse un parere, consiglierei lo stucco. Lo stucco va molto di moda quest’anno. Amo tutto ciò che è nuovo, io, originale!

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Per una critica delle evidenze: il femminismo materialista di Christine Delphy

di Marcella Farioli

È stato tradotto di recente da Deborah Ardilli il volume di Christine Delphy, L’ennemi principal. 1. Économie politique du patriarcat, Syllepse, Paris 1998 (Il nemico principale. 1. Economia politica del patriarcatoVandA, Milano 2022, pp. 323).

«…et puis je suis tombée sur Delphy et ce fut comme une révélation» (S. Chaperon, in «Autour du livre de Christine Delphy L’ennemi principal», Travail, genre et sociétés 4, 2000/2, p. 164)

«Come una rivelazione», «come inforcare un paio di lenti», «come una boccata di aria fresca»: la maggior parte delle lettrici di Christine Delphy sintetizza con espressioni di questa natura la forza argomentativa e l’effetto dirompente di sgretolamento delle “evidenze” relative ai rapporti sociali di sesso provocato dalle pagine della sociologa francese, esponente tra le più illustri del gruppo di studiose e militanti femministe fondatrici della rivista Questions féministes. A partire dagli anni Settanta il collettivo di Questions féministes, animato da donne della componente femminista radicale del Mouvement de liberation des femmes, elabora l’insieme di analisi e di strumenti teorici definiti da Delphy come “femminismo materialista”. Le basi materiali dell’oppressione delle donne sono al centro dell’analisi di queste studiose, che sviluppano, soprattutto in campo antropologico e sociologico, importanti analisi del patriarcato, dei meccanismi di oppressione e appropriazione delle donne attraverso il lavoro domestico, dello scambio sessuo-economico e infine, ben prima della teoria queer, del ruolo binarizzante dell’eteronormatività.

L’analisi di Delphy si fonda sull’estensione del metodo materialista al genere, che la porta a  identificare due modi di produzione analiticamente distinti: al modo di produzione capitalista descritto da Marx si affianca un secondo modo di produzione, quello domestico (o patriarcale), che funziona fuori dal meccanismo del plusvalore ed è basato sulla cosiddetta “divisione diseguale” del lavoro domestico e sulla sua non-remunerazione. Con il termine “lavoro domestico” (travail domestique), Delphy designa non solo il lavoro familiare e di cura (travail ménager), ma anche il lavoro gratuito effettuato dalle donne nelle attività economiche del marito o del padre. Mentre il primo modo di produzione avvantaggia i capitalisti, il secondo avvantaggia gli uomini.

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Margaret Cavendish, icona del (proto)femminismo occidentale, L’Indice

I discorsi arguti e gli innocenti passatempi di MadMadge

di Giuseppe Sertoli

Mad Madge, “Meg la pazza”, sembra la chiamassero i londinesi quando la vedevano passare in carrozza scortata da lacché in divise di velluto e, se le circostanze lo richiedevano, con un seguito di gentiluomini e damigelle a reggerle lo strascico di un abito, da lei stessa disegnato, poco meno che regale. I ragazzini accorrevano ad ammirare le sue fastose e stravaganti acconciature, delle quali lei andava fierissima perché se c’era qualcosa che detestava era l’ordinarietà: “Mi adopero per essere massimamente singolare, poiché l’imitazione non denota altro che una natura volgare”. Adulata per il suo rango sociale, dietro le spalle era però derisa non solo per le sue eccentricità – di abiti, comportamento e linguaggio –, ma più ancora per le sue velleità intellettuali. “La povera donna è certamente fuori di testa” commentò Lady Osborne dopo aver sfogliato un suo volume di Poems and Fancies (1653) – il primo di una ventina di tomi pubblicati, con tanto di nome sul frontespizio (cosa inaudita a quel tempo per una donna), nell’arco di altrettanti anni –, rincarando poi la dose: “in manicomio ci sono molte persone più sane di mente di lei. È tutta colpa dei suoi amici che la lasciano fare”. Quasi trecento anni dopo, Virginia Woolf non sarebbe stata più comprensiva, paragonando la sua opera a separare un gigantesco, mostruoso cetriolo che avesse soffocato “fino a ucciderli” tutti i garofani e le rose di un giardino. Fuor di metafora: “Torrenti di versi e di prosa congelati in volumi in quarto e in folio che nessuno legge”, “scribacchiature senza senso” che la fecero “sprofondare sempre più nell’oscurità e nella follia”. Se solo ci fosse stato qualcuno a “insegnarle”, a “contenerla”…

E tuttavia questa povera pazza, che non potendo “conquistare il mondo come Alessandro o Cesare” avrebbe voluto almeno passare alla storia come “Margaret the First”, è l’autrice da trent’anni più studiata, discussa e commentata della letteratura inglese early modern. Un’autentica, seppure controversa, icona nella storia della scrittura femminile e del (proto)femminismo occidentale.

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Donne di destra su Il fatto quotidiano

Donne di destra, ovvero come si costruisce il consenso al familismo
di Monica Lanfranco

Ci sono libri che con la loro chiarezza non scadono mai, perché la loro attualità sta nell’analisi con strumenti di lettura universali della realtà anche se il tempo scorre. Uno di questi libri è stato scritto nel (apparentemente) lontano 1982 dalla studiosa, scrittrice e attivista femminista Andrea Dworkin, che così ne ringraziava un’altra per esserne stata la scintilla: ”Questo libro deve la propria esistenza a Gloria Steinem: è stata sua l’idea di ampliare un saggio precedente, Safety, Shelter, Rules, Form, Love: The Promise of the Ultra-Right, apparso su Ms. (giugno 1979), fino a trasformarlo in un volume. Ringrazio Gloria non solo per l’idea, ma anche per avere insistito sulla sua importanza”.

Nelle cinque parole del saggio pubblicato dall’autorevole mensile femminista Usa sta la chiave per capire molto del tempo nel quale noi viviamo: della fascinazione di gran parte dei popoli europei per il nazionalismo, del consenso, anche a sinistra, verso il relativismo culturale e, infine, del benestare femminile verso la destra politica e ideologica, che oggi in Italia ha nella prima ministra una antesignana di spicco (prima donna in questo ruolo, che ricopre negando di nominarsi donna mentre lo esercita, in una torsione simbolica degna di sforzi che andrebbero meglio riposti).

Sicurezza, riparo, regole, modello, amore: ecco i cinque concetti messi sotto la lente nel libro della Dworkin Donne di destra – la politica delle donne addomesticate, tradotto e pubblicato dalla casa editrice femminista Vanda con la preziosa introduzione di Stefania Arcara e Deborah Ardilli.

Le cinque parole, secondo Dworkin, sono le pietre miliari simboliche sulle quali si costruisce l’adesione, delle donne in particolare, al pensiero e alla politica della destra, specialmente nei passaggi di crisi cruciale come questa che stiamo attraversando. Ogni essere umano ha bisogno di vivere potendo contare su livelli accettabili di sicurezza e riparo, come ha necessità di condividere con altri esseri umani regole e modelli di comportamento e, infine, ha bisogno di amore e di amare. Ma quando alcuni di questi bisogni e condizioni sono minacciati, ecco che si riduce lo spazio per la negoziazione e si rischia di cadere nella trappola del consenso cieco a chi, promettendo protezione in primis, la fornisce al prezzo della diminuzione della propria libertà, quella individuale così come quella collettiva.

Per raccontare e spiegare a fondo il meccanismo che induce le donne a dare consenso alla destra politica, Dworkin analizzò il fenomeno della prostituzione e della pornografia, che indagò per decenni dopo una dolorosa parentesi di vissuto personale, concludendo che “Quello che i pornografi hanno fatto è stato prendere la libertà sessuale per cui avevamo lottato e trasformarla in un’industria orientata al profitto, che fornisce prodotti, incentrata sull’odio per le donne”.

Come sostengono Arcara e Ardilli nell’introduzione al testo occorre, anzitutto, disporsi a riconoscere che se la destra familista e antiabortista manipola con successo le paure delle dominate, al punto da rendere allettante un’insidiosa offerta di protezione, è perché fa leva su paure realmente fondate: non in un comparto separato dell’inconscio femminile, e nemmeno in un’indole naturalmente timorosa, ma nella situazione concreta delle donne all’interno della società patriarcale.

Le donne di destra «non hanno torto», sostiene ripetutamente Dworkin. Non hanno ragione, ma ciò non significa che siano in preda all’obnubilamento totale. Presa isolatamente, e letta maliziosamente, l’affermazione «non hanno torto» può suonare come una rovinosa concessione ideologica al conservatorismo. Ricollocata all’interno del suo contesto argomentativo, rimanda alla tragedia della salvezza ricercata attraverso la propria distruzione, sotto un imperativo di sopravvivenza che riduce severamente i margini di manovra e le possibilità di fuga.

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Intervista ad ANGELA DI LUCIANO, co-fondatrice di VandA edizioni

Intervista ad ANGELA DI LUCIANO, co-fondatrice di VandA edizioni insieme a VICKI SATLOW e SILVIA BRENA, che ci parla delle origini della casa editrice e di tre strenne proposte di VandA.

1) PINA MANDOLFO, Lo scandalo della felicità, 2023.

2) CAROL GILLIAGAN e NAOMI SNIDER, Perché il patriarcato persiste, 2021

3) ANDREA DWORKIN, Donne di Destra. La politica delle donne addomesticate, 2023.

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“Mio figlio è femminista” su Aosta Sera

La scrittrice e formatrice Monica Lanfranco: “Insegnate ai vostri figli maschi che no significa no”.
In “Mio figlio è femminista” l’educazione diventa uno strumento per dire no alla violenza contro le donne. Sabato 25 novembre l’autrice femminista Monica Lanfranco presenterà il suo “manuale di istruzioni” per arginare la cultura misogina.

“Se vi state chiedendo, essendo madre, padre o comunque punto di riferimento educativo di un bimbo o un ragazzo, se sia possibile trasferire le idee del femminismo in un giovane maschio d’oggi la mia risposta è decisamente sì”. Lo afferma la giornalista Monica Lanfranco, autrice del libro “Mio figlio è femminista”.

In questi giorni in cui il dibattito si è acceso su femminicidi e patriarcato, considerato causa della violenza di genere, il libro, che sabato 25 novembre alle ore 17 sarà presentato ad Aosta, risulta più attuale che mai.

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Recensione di “Mio figlio è femminista” su Pink Magazine Italia

Mio figlio è femminista – Pink Magazine Italia

A GIUGNO VANDA EDIZIONI HA PUBBLICATO UN MANUALE PER “CRESCERE UOMINI DISERTORI DEL PATRIARCATO”

“Mio figlio è femminista” è un libro della giornalista, scrittrice e formatrice Monica Lanfranco, madre, tra l’altro, di due figli maschi, ormai giovani uomini.

È un libro del quale il sottotitolo cattura l’attenzione forse ancor più del titolo stesso.

“Crescere maschi disertori del patriarcato”, dove le parole “disertori” e “patriarcato” rendono immediata la necessità di questa battaglia culturale ed educativa che dovrebbe iniziare nella famiglia e continuare a scuola.

A tal proposito, interessanti (spesso tristemente) le esperienze personali dell’autrice nelle nostre scuole italiane, dove la povertà dei ragazzi (non tutti, naturalmente e per fortuna) è ben descritta perfino nel loro (non) modo di vivere il loro ingombrante corpo di adolescenti. Non sanno muoversi se non colpendo, spostando, facendo cadere. La violenza verbale e fisica riempie dei vuoti di crescita evidenti. Nessuno ha saputo parlare, spiegare, rassicurare, mostrare anche con l’esempio che con le mani si può costruire, abbracciare, accarezzare.

La maggior parte di loro indossa e possiede oggetti all’avanguardia e molto costosi, ma ben pochi sanno esprimere un pensiero gentile, fare un discorso civile, avere consapevolezza del proprio corpo, dei sentimenti e delle emozioni (e le sa gestire e controllare).

Per leggere di più clicca qui!

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Recensione di “Mio figlio è femminista” di Monica Lanfranco su Letterate Magazine

Le vacanze, ahinoi, sono quasi giunte al termine.

In dirittura d’arrivo Silvia Neonato consiglia “Mio figlio è femminista” di Monica Lanfranco edito VandA Edizioni.

Folgorante e sincero, un libro snello e profondo che mai come in questi tempi andrebbe letto, per incamerare nel cervello e nel cuore ciò che l’autrice illustra. Parlo di “Mio figlio è femminista. Crescere uomini disertori del patriarcato”, VandA edizioni, 2023 di Monica Lanfranco, giornalista, scrittrice, formatrice femminista di lunga esperienza e, anche questo conta, madre di due maschi ora adulti. Lanfranco – che è stata una delle ideatrici di Punto G, il progetto femminista del G8 di Genova nel 2001 e che dirige la rivista Marea – spiega, senza far lezione, come educare un bimbo fin da piccolo a rispettare le donne, dandogli esempi concreti del proprio valore di donna e combattendo con fermezza gli stereotipi anche con i/le docenti dell’asilo e delle superiori. C’è un capitolo dedicato alle parole e un altro ai giocattoli e ai colori: fondamentali per contrastare il machismo e lui deve imparare, accettando la frustrazione, che “no” significa no e che può essere un’occasione. Nei capitoli a seguire ci incita a insegnare ai cuccioli i lavori domestici e la cura di piante, persone e animali, a parlare con loro di violenza maschile sulle donne, spiega come è importante che faccia amicizia con le bambine e che impari a cucinare e a presentare bene i piatti, quando è adolescente, perché la seduzione comincia dalla gola. E infine, ma ci sarebbe tanto da dire, Monica è convinta che il patriarcato si può smontare, che la non violenza si può insegnare, che la sessualità dei genitori va raccontata perché è da quel gesto d’amore che loro, i figli, nascono. Altrimenti resta solo la scuola violenta e senza gioia dei filmati porno che, scrive l’autrice, bimbi e bimbe consumano già a 8/9 anni.