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Supernove @Libreria Verso, Milano


Mercoledì 16 gennaio 2019, ore 19.


Cinque artiste unite in un collettivo per una poesia attiva. Mercoledì 16 gennaio 2019 alle ore 19.00 alla Libreria Verso di Milano viene presentato il cofanetto Supernove. Poesie per gli anni 2000 (VandAePublishing e Sartoria Utopia), con Francesca Genti, Manuela Dago, Roberta Durante, Francesca Gironi, Silvia Salvagnini, che dialogano insieme a Irene Soave.

La raccolta di poesie nasce con l’intento di integrare la dimensione estetica e quella etica, come un punto di partenza per risanare e inventare parole, cose, creature, mondi. Poesie su cartoline come messaggio, rimedio, ponte, manciata di sassi.

 

Vi aspettiamo in Corso di Porta Ticinese 40 alle ore 19!


 

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L’ecologia spiegata dalla Natura


di Daniela Danna (KaiZen, 10 gennaio 2019)


– In questo brano è la Natura che parla. Affronta le domande dell’umanità e risponde alle sue obiezioni, in una lezione indimenticabile, che ci svela molte cose sugli esseri umani che non immaginavamo nemmeno. Come la nostra reazione di fronte alle situazioni di emergenza.

Ti preoccupi del futuro e quindi lo distruggi? Un bel paradosso. O davvero non capisci dove state andando. Ma sì, forse non siete irrimediabilmente avidi né spinti dalla vanità, dal denaro, dalla smania di avere successo, concentrati solo sulla vostra scalata sociale. Questo è il velo di Maya, è solo l’illusione su come funzionano veramente le società umane. Infatti la paura non è un artificio, è un’emozione profondamente umana, e animale. Non è un sentimento indotto dalla società, è biologica, ed è molto utile: può salvarti la vita quando ti spinge a scappare! Da quando la vostra mente concepisce l’idea di futuro, questa prospettiva ignota vi fa paura, una paura che può intorbidare anche il presente più sereno e felice. E allora accumulate, in vista dei tempi bui, in previsione dell’inverno. Non fate male. Peccato solo che vi abbiano convinto che la mossa vincente sia l’accumulo di denaro. Investite in azioni di Borsa… ma accumulate piuttosto azioni vere, quelle realmente utili agli altri, nella fiducia che vi sarà reciprocità quando ne avrete bisogno. Vi assicuro che è un’assicurazione molto più efficace.

È così che fanno i poveri, molto più pronti ad aiutarsi tra loro, mentre i ricchi ti chiudono la porta in faccia se non appartieni alla loro classe sociale. Sarà per la stretta associazione coi poveri che la reciprocità è diventata démodé, come il pane nero? Lo è anche, purtroppo, nei Paesi poco sviluppati, come scrive Wangari Maathai ne La religione della Terra (Sperling & Kupfer, 2011): «L’economia e la cultura di molti nativi sono passate da un senso di responsabilità collettiva per il benessere della comunità, basato su una condivisione dello spazio pubblico e del bene comune, a un’etica individualista che si concentra sul sé. Mentre in passato la comunità poteva essere definita in base al modo in cui condivideva le ricchezze della terra tra i propri membri e i visitatori, ora è disorientata e ha perso ogni contatto con quella terra e le usanze che l’hanno sostenuta sotto tutti i punti di vista, fisico, ambientale e morale».

 

L’AIUTO RECIPROCO, IL LEGAME DELLA COLLETTIVITÀ

La generosità è una vostra caratteristica tanto quanto l’avidità, e nelle situazioni più difficili si manifesta. A New Orleans, dopo l’uragano Katrina, la grande disinformatrice che è la televisione chiamava «saccheggio» l’approvvigionamento di viveri e convinceva gli spettatori che gli abitanti della città fossero regrediti all’hobbesiana guerra di tutti contro tutti mostrando uomini armati ovunque. Invece chi ha vissuto là in quei giorni ha testimoniato come gli uomini armati fossero quelli mandati dallo Stato, oppure sporadiche ronde razziste scatenate in un’impunita «caccia al negro», mentre la gente comune cercava di aiutarsi a vicenda (e se non bastasse lo stato di necessità come giustificazione per il self service nei negozi, c’è anche da dire che altrimenti le derrate non consumate sarebbero marcite) dimostrando come in fondo anche gli esseri umani sono capaci di grandi e ottime azioni.

Non è stata la prima volta nella storia, come sanno i sociologi che studiano le catastrofi. In Un Paradiso all’inferno (Fandango, 2009), Rebecca Solnit così spiega la gioia, addirittura l’euforia, provata dai sopravvissuti nel soccorrersi reciprocamente: «Un’esperienza che fu essenzialmente quella della partecipazione alla collettività, della conquista di un ruolo nella vita pubblica, del legame con gli estranei intorno a noi e in tal modo a quella astrazione che chiamiamo società. […] Una parte di questa gioia la ritroviamo a volte in un disastro e il suo effetto è così profondo che alcune persone ricordano i disastri, dal bombardamento di Londra al crollo delle torri del World Trade Center, con uno strano ardore. Abbiamo, o quantomeno la maggior parte di noi ha, un profondo desiderio di questa vita pubblica democratica, di una voce, di partecipazione, di uno scopo e un significato che non possono essere solo personali. Desideriamo un’individualità più grande e un mondo più grande».

E questo contro la visione della società che hanno i vostri padroni: «Le élite della Gran Bretagna prima della Seconda guerra mondiale prevedevano che la cittadinanza si sarebbe sgretolata, mentre i leader statunitensi che organizzavano le guerre nucleari giunsero alla conclusione che i sopravvissuti rappresentassero una minaccia superiore alle stesse bombe. La mia impressione è che il panico dell’élite riguardi persone potenti che vedono tutta l’umanità a propria immagine e somiglianza. In una società basata sulla competizione, chi è meno altruista spesso arriva ai livelli più alti della gerarchia. E in quella posizione danno vita a una rappresentazione che è assai più vicina agli scenari del darwinismo sociale che a una delle situazioni scoperte da Kropotkin in Siberia», la frontiera dell’impero russo dove l’anarchico visse, in terre selvagge, a contatto coi popoli nativi.

L’esperienza gli ispirò il libro Il mutuo appoggio, dove contesta la visione del darwinismo sociale e afferma che non è la competizione la condizione originaria degli esseri umani quanto degli animali: è piuttosto la collaborazione a essere necessaria per la sopravvivenza, ed è questa la condizione umana naturale.

 

I CITTADINI CHE «DANNO FASTIDIO»

Anche a New Orleans, dopo l’uragano, salvare vite umane divenne un’attività fuorilegge. Continua Rebecca Solnit: «Un muscoloso agente della polizia statale con un fucile calibro 12 disse a uno dei medici che sovrintendevano all’evacuazione [del Charity Hospital]: “Dottore, chiuderemo questa rampa di carico alle 5 del pomeriggio. Dopo le 5 non siamo in grado di garantire la sicurezza da queste parti”. Un medico protestò affermando di non capire quali fossero i problemi di sicurezza. L’agente replicò: “Dottore, siamo noi che decidiamo quali sono le minacce alla sicurezza”». Perché questa arroganza? «Tricha Wachtendorf, sociologa esperta di disastri che trascorse diverso tempo a New York dopo l’11 settembre, commenta che spesso i volontari che convergono nel luogo della catastrofe danno fastidio alle istituzioni perché “l’immagine di questi gruppi mette in risalto l’inadeguatezza degli interventi ufficiali”».

L’11 settembre negli Stati Uniti «furono i cittadini stessi a prendere le decisioni più importanti, dall’evacuazione degli edifici del World Trade Center, nonostante l’invito a non muoversi da parte della Port Authority, fino all’organizzazione di enormi sforzi per i soccorsi. Mentre il Pentagono non fu in grado di agire, i cittadini furono protagonisti di drammatiche azioni sul volo 93 [l’aereo precipitato senza raggiungere l’obiettivo dei dirottatori], probabilmente grazie alle rapide decisioni e azioni collettive dei passeggeri. Non si trattò solo di un momento di mutuo soccorso e altruismo, ma anche di un momento di democrazia partecipativa nell’agorà di Union Square, nei dispensari, nelle cucine improvvisate e nell’impegno dei volontari in tutta la città.

Le persone decisero di fare qualcosa, unite tra di loro, in genere con perfetti sconosciuti, e resero possibile tutto questo. Fu anarchia nel senso di Kropotkin, autodeterminazione piuttosto che caos».

Come abbiamo visto a L’Aquila, il vero sciacallaggio è quello di chi usa le catastrofi per fare affari. Così è successo anche a New Orleans: «Questi personaggi fecero della catastrofe un’opportunità per promuovere obiettivi conservatori: licenziarono tutti gli insegnanti di New Orleans e reinventarono di sana pianta il sistema scolastico come un sistema prevalentemente basato su istituti privati sovvenzionati dallo stato e meno soggetti al controllo di genitori e contribuenti; chiusero tutta l’edilizia popolare della città proprio quando il bisogno di case era più disperato, gli affitti stavano salendo all’impazzata e i grandi complessi abitativi erano alcuni degli alloggi più illesi in molti quartieri; abbandonarono il Charity Hospital, per intere generazioni la fonte di maggior assistenza sanitaria dei più poveri; ridussero il trasporto pubblico dell’80%».

 

L’ARMONIA CON LA NATURA, L’ARMONIA CON SÉ STESSI

È sempre possibile garantirsi profitti sfruttando di più te o me, l’uomo o la natura. Ma poi… guardami bene!

Io sono te.

L’ecologia è la scienza della propria casa.

E questa casa non è un’azienda, né lo può diventare, come scrive Rebecca Solnit: «Praticamente tutti noi risponderemmo, se ci fosse chiesto, che le società del mondo industrializzato sono capitaliste – ossia basate su un modello di competizione e scarsità – ma non è vero che esse lo sono nella loro interezza. Le economiste radicali J.K. Gibson-Graham (due donne che si firmano con un solo nome) ritraggono la nostra società come un iceberg, nel quale le pratiche capitaliste competitive sono visibili sopra il livello dell’acqua mentre al di sotto si nasconde ogni genere di relazione di aiuto e collaborazione da parte di famiglie, amici, vicini, chiese, cooperative, volontari e associazioni di volontari – da quelle sportive ai sindacati dei lavoratori – oltre alle attività che sono fuori dal mercato, sotto il banco, il baratto di lavori e oggetti e molto altro, una rete vivacissima di imprese non commerciali. Le tribù, i clan e i villaggi in cui vigeva il mutuo soccorso di cui ci parla Kropotkin non sono mai spariti del tutto, anche tra noi, in questa nostra società moderna. In occasione di un disastro, come notò lo stesso Samuel Prince, diventano visibili e importanti. Le persone del luogo di un disastro si comportano in base a regole del tutto diverse, ma anche quelle che sono lontane diventano spesso generose donando tempo, beni e denaro». Questo dovete fare: mettere in pratica l’ecotopia per creare una società finalmente in armonia con me – con la Natura… cioè con voi stessi.

 

LA PAROLA ALLA NATURA

Dalla parte della Natura (Morellini/VandA epublishing, 2018) è un testo originale, ricco di spunti e in grado di fornire una visione d’insieme alle questioni che riguardano il rapporto tra umanità e natura. La sociologa Daniela Danna propone l’artificio retorico della comunicazione in prima persona della Natura. E si confronta con un interlocutore umano spesso imbarazzato, pigro, conservatore e opportunista. Un esempio godibile di critica ecofemminista che propone con rigore e coerenza il superamento di un rapporto proprietario e di dominio con la natura vivente. L’autrice ritiene che l’umanità sappia benissimo qual è la soluzione. Come ci si debba comportare nel rispetto della natura. E richiama una serie di casi in cui di fronte all’emergenza ambientale, l’autorganizzazione ha aperto strade funzionali ed efficaci per tutti.

 

Daniela Danna è sociologa e si occupa di questioni di genere, analisi dei sistemi-mondo, rapporto società-ambiente, decrescita. Le sue ultime pubblicazioni sono Fare un figlio per altri è giusto… (Falso)! (Laterza, 2017), Maternità. Surrogata? (Asterios, 2017), La Piccola Principe (VandA ePublishing 2018), Il peso dei numeri: Teorie e dinamiche della popolazione (Asterios, 2017). Vi aspetta sul sito Web  www.danieladanna.it.


 

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Commento di Michela Fontana alla situazione femminile in Arabia Saudita


di Michela Fontana (gennaio 2018)


Nonostante il velo (Morellini – VandA.ePublishing 2018)

Cosa succede alla “questione femminile” in Arabia Saudita? Paradossalmente le riforme messe in atto dal principe ereditario Muhammed bin Salman, accolte positivamente dalle opinioni pubbliche saudite e internazionali, come la concessione alle donne di guidare l’automobile, di assistere – nel settore riservato alle famiglie – alle partite di calcio, di ricevere un sms quando il marito ha deciso di divorziare (prima non veniva nemmeno loro notificato), mettono ancora più in evidenza la mancanza di libertà delle donne, ancora oggi costrette a dipendere legalmente tutta la vita da un guardiano (padre, marito, parente maschile o giudice islamico), che poi è spesso l’autore di soprusi e violenze su di loro. Le donne sono ancora oggi costrette a sottostare ad una cultura e una religione patriarcale che le considera proprietà dell’uomo. Lo dimostra in modo clamoroso la vicenda della diciottenne saudita Rahaf Mohammed al-Qunun , figlia di un funzionario governativo che la sottoponeva a violenze, fuggita durante un viaggio in Kuwait e fermata all’aeroporto di Bangkok per essere rispedita a casa . La giovane, dopo essersi barricata in una stanza di hotel in aeroporto, e avere lanciato disperate richieste di aiuto e di asilo politico via twitter (ulteriore prova che per le saudite internet è realmente rivoluzionaria) è ora sotto la protezione del governo Tailandese e della UNCHR (l’ente delle Nazioni Unite preposto alla protezione dei rifugiati). Non solo, ma la giovane donna ha avuto anche l’ardire di infrangere un divieto assoluto, ovvero di dichiarare che rinuncia all’Islam, dimostrando così di capire bene il ruolo della religione, come viene professata in Arabia saudita, nel giustificare l’ oppressione femminile. Un presa di posizione molto coraggiosa dal momento che l’apostasia in Arabia Saudita e in molti paesi islamici può essere punita con la morte.
Un caso limite? Assolutamente no. Sono molte le donne saudite sottoposte a violenze di vario genere in famiglia che cercano di lasciare il paese. E fuggono anche molte attiviste , temendo di essere imprigionate, e di sparire nelle carceri senza avere nemmeno assistenza legale. Io ho conosciuto bene molte donne che hanno vissuto vicende drammatiche. Wadha, una quasi trentenne fuggita da un padre che la picchiava selvaggiamente e la chiudeva in casa per mesi se la scopriva al telefono con un amico che, dopo una fuga rocambolesca attraverso il Bahrein e Londra, ha raggiunto il Canada dove ha ottenuto asilo politico. Oppure Omaima, una attivista per i diritti umani e medico che , temendo di essere imprigionata per le sue posizioni femministe, (come Eman El Nafjan, attivista per i diritti alla guida in prigione senza processo dallo scorso maggio) è arrivata in Italia dalla Cina, dove si trovava per studiare e ha ottenuto asilo politico nel nostro paese. Potete leggere le storie di Eman, Omaima, Wadha, e molte altre ancora, nel mio libro Nonostante il velo (Morellini – VandA.ePublishing) nella nuova edizione attualmente in libreria.

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Nadia Spicuglia Franceschi @Bistrò96, Milano


Venerdì 11 gennaio 2019, Bistrò96, corso Magenta 96, Milano, ore 19.30


Enea ti amo by Didone, una rivisitazione del IV canto dell’Eneide.

di e con Nadia Spicuglia Franceschi

“Didone racconta con parole mie quello che altri hanno pensato di scrivere con pensieri suoi”…
Una storia d’amore, di passione, di abbandono… di pigghiata po’ culu.

Testo di prossima pubblicazione con VandA ePublishing

 

Venerdì 11 gennaio 2019 ore 19.30
Bistrò96
Corso Magenta 96, 20123 Milano

Info e prenotazioni: bistro96magenta@gmail.com

NADIA SPICUGLIA FRANCESCHI

Siciliana, milanese d’adozione (solo tre mesi all’anno), autrice di testi teatrali, performer, attrice comica su La7.
Si occupa di tematiche femminili; i personaggi che interpreta sono salvate da una sana e particolare ironia.
Sul palco del Teatro Greco di siracusa, conosce e lavora a fianco di Moni Ovadia.
Collabora con VandA.epublishing, il nuovo editore digitale femminile.
Di lei dice: “ho provato ad avere un gatto ma ha pianto tutta la notte, ciò nonostante sono una bella persona”


 

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“Manifesti femministi” @ Firenze


Firenze, 11 gennaio 2019 ore 19


– VandA.ePublishing e Morellini Editore presentano Manifesti femministi a cura di Deborah Ardilli.

Torna in libreria Deborah Ardilli con il nuovo saggio Manifesti femministi. Il femminismo radicale attraverso i suoi scritti programmatici (1964-1977) co-edito in collaborazione con Morellini Editore. L’autrice ne parla con Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista e scrittrice di femminismo ed ecologia, e Carla Fronteddu, insegnante di studi di genere e autrice.

Con la sua peculiare combinazione di rabbia e proiezione utopica, il manifesto politico è il genere che meglio si presta a restituire la complessità di quella straordinaria stagione che segnò la presa di coscienza delle donne, attraverso un drastico ripensamento delle relazioni tra loro e della forza che da questo deriva. Riletto attraverso i suoi manifesti, il femminismo radicale sconvolge la banalizzazione corrente di ciò che è stato per riconsegnarci la testimonianza della sua verità e un’immagine in movimento di ciò che potrebbe essere.
Una polifonia di voci che attraversa l’oceano e presenta una varietà di posizioni e che ancora oggi fanno riflettere sullo stato delle donne in tutto il mondo.


“Radicale”, a partire dal ’68 e fino alla fine degli anni Settanta, fu soprattutto il “soggetto imprevisto” del femminismo.
Con la sua peculiare combinazione di rabbia e proiezione utopica, il manifesto politico è il genere che meglio si presta a restituire la complessità di quella straordinaria stagione che segnò la presa di coscienza delle donne, attraverso un drastico ripensamento delle relazioni tra loro e della forza che da questo deriva.
Riletto attraverso i suoi manifesti, il femminismo radicale sconvolge la banalizzazione corrente di ciò che è stato per riconsegnarci la testimonianza della sua verità e un’immagine in movimento di ciò che potrebbe essere.

 

Deborah Ardilli ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia Politica presso l’Università di Trieste, è traduttrice e studiosa di teoria politica e storia dei movimenti femministi. Attualmente collabora con il “Laboratorio Anni Settanta” dell’Istituto Storico di Modena. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: Trilogia SCUM. Scritti di Valerie Solanas, edizione curata insieme a Stefania Arcara e pubblicato da VandAePublishing e Morellini Editore.

 


Vi aspettiamo alla Biblioteca Fiesolana 2b, via Fiesolana 2b, Firenze.

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Rebecca Town… alla scoperta di cinque città!

Becky è una splendida newyorkese, modaiola, acuta, passionale, dal passato tormentato e scrittrice di guide turistiche.  È protagonista di una serie di romanzi ambientato ogni volta in una città diversa, una città descritta come si confà a una guida: le tappe da non perdere, i locali più trendy ma anche quelli più defilati e che però meritano “una menzione”, i luoghi dello shopping, le strade, i cibi… Ogni luogo diventa così l’incantevole cornice ai misteri che Becky, detective per caso, si trova a risolvere. Una città, un delitto. Ma c’è anche la personale vicenda della nostra esuberante guida, che nel corso di ogni romanzo troverà l’amore, scoprirà la verità sulla misteriosa morte dei genitori e… Chissà?

La serie:
– Rebecca Town a Parigi: edizione cartacea/e-book
– Rebecca Town a Londra: edizione cartacea/e-book
– Rebecca Town a Roma: edizione cartacea/e-book
– Rebecca Town a Praga: edizione cartacea/e-book
– Rebecca Town a New York: edizione cartacea/e-book

 

Manuela Siciliani è nata a Torino nel 1978. Laureata a Milano in Relazioni Pubbliche, oggi vive a Sanremo. Mamma e moglie prima di tutto, fa l’agente di viaggi per passione e scrive per diletto. Rebecca Town, la protagonista dei suoi romanzi, vi porterà alla scoperta di meravigliose città dove, suo malgrado, si troverà a risolvere complicati casi di omicidio. Il tutto condito da leggerezza e love story.

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Evento – La buona moneta, Siracusa


Venerdì 14 dicembre
Urban Center, via Nino Bixio 1, Siracusa


Pierangelo Dacrema, autore de “La buona moneta. Come azzerare il debito pubblico e vivere felici (o solo un po’ meglio)” partecipa venerdì 14 dicembre Moneta complementare. Uno strumento a “impatto zero” per gestire le sindromi da crisi.

PROGRAMMA
Introduzione
Luigi Martines
                     Onda Coin

Interventi
Pierangelo Dacrema
Economista e docente all’Università della Calabria

in Breve storia della moneta
– Funzione della moneta nell’economia;
– Economia finanziaria e credit crunch;
– Le monete complementari come soluzione : storia e attualità;

Renato Mannheimer
                 Sociologo, saggista e sondaggista italiano

in Sondaggio sulle monete complementari
– Percezione della crisi e l’atteggiamento verso le monete complementari

Tavola Rotonda
Modera
Laura Del Santo
Opinionista Economica

 


Le dimensioni del debito pubblico italiano sono un fattore di rischio che ostacola qualunque politica di sviluppo della nostra economia. Un problema annoso, tema di dibattito e di scontro a ogni vigilia del voto.
Le politiche di austerità volte ad arginare il debito si sono rivelate inefficaci, oltre che dolorose. In un’Italia afflitta da disoccupazione e vaste sacche di indigenza occorrono provvedimenti adatti a promuovere consumi, investimenti, occupazione e reddito. E il loro ineludibile presupposto è la disponibilità di moneta.
Ma come procurarsela in presenza di un debito pubblico abnorme e di regole europee che ne impongono il drastico ridimensionamento?
L’unica risposta a esigenze così contrastanti è che il nostro debito pubblico venga rimborsato con una nuova moneta nazionale a corso forzoso. In più occasioni, Lega e M5S hanno preso le distanze dall’euro e caldeggiato la creazione di una moneta italiana. La posizione di Pierangelo Dacrema è radicalmente diversa. In modo chiaro, asciutto e convincente, questo libro mostra che il benessere della nostra nazione non sta nell’uscita dall’euro. E che un’Italia alleggerita dal debito e dotata di una propria moneta diventerebbe più forte, a tutto vantaggio dell’euro e dell’Europa.

 

Pierangelo Dacrema è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari all’Università della Calabria. Ha insegnato nelle Università di Bergamo, di Siena, alla Cattolica, alla Bocconi e alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Con VandAePublishing ha pubblicato La dittatura del PIL, Trattato di economia in breve, Lettera aperta a uno studente universitario e Fumo bevo e mangio molta carne.

 

 


 

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Intervista a Michela Fontana


RSI (lunedì 10 dicembre 2018)


– Donne in Arabia Saudita.

Uno dei Paesi dove le donne sono in maggiore difficoltà è l’Arabia Saudita. La scrittrice Michela Fontana ha presentato uno spaccato della realtà quotidiana e della situazione attuale completo ed esauriente.
Grazie ai due anni passati a Riad, Michela Fontana ha potuto conoscere bene la realtà saudita, soprattutto quella femminile. Nel suo libro-inchiesta “Nonostante il velo. Donne dell’Arabia Saudita“, attraverso lo sguardo delle donne, l’autrice racconta i paradossi e le ambiguità del paese che ha ispirato alcuni dei più pericolosi movimenti fondamentalisti, fornendo una chiave di lettura per interpretare un mondo islamico che fatichiamo a comprendere, semplicemente perché non lo conosciamo.
Michela Fontana è stata la vincitrice, nel novembre 2018, della prima edizione del Premio Letterario Allumiere.
L’autrice è stata intervistata il 10 dicembre dalla Radio Svizzera Italiana nella trasmissione Alba Chiara.

Qui potete trovare l’intervista.


 

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Evento – La piccola principe

Milano, 16 dicembre 2018 ore 21


– VandA.ePublishing presenta  La piccola principe di Daniela Danna.

Domenica 16 dicembre Daniela Danna presenterà il suo libro, La piccola principe. Lettera aperta alle giovanissime su pubertà e transizione, uscito per VandAePublishing a luglio 2018, al circolo ARCI La Schigera.

Lo spunto dell’ultimo libro di Daniela Danna, sociologa, proviene dall’aumento negli ultimissimi anni, da parte di adolescenti e famiglie, di richieste di accesso ai percorsi di transizione e autodeterminazione, che permettono di smettere di vivere il ruolo di genere relativo al sesso biologico di appartenenza (transgenderismo).
È un tema che tocca vari aspetti, da quello legato alla fascia dell’adolescenza con le difficoltà di trovare una propria identità personale, fino a quello squisitamente medico e psicologico (in Italia la transizione è coperta dal Servizio Medico Nazionale mentre all’estero spesso è in regime privato).
Il libro ha aperto un dibattito, a volte dai toni aspri, che si inserisce in un clima di contrapposizione e di opposizione creatosi negli ultimi anni tra mondo lesbico/femminista e mondo trans. Dibattito che spesso rimane confinato ai circoli LGBT, ma che riveste un grande interesse per chiunque perché riguarda l’identità sessuale e quella di genere. Soprattutto in un periodo come quello attuale, nel quale la compagine governativa, ed evidentemente gran parte della popolazione, vuole ricondurre la questione a una rigida visione tradizionale dei ruoli.
La Pianta Anarchica, partendo proprio da La piccola principe, vuole provare a condividere la conoscenza della situazione. Insieme a Daniela Danna saranno presenti Nathan Bonni, attivista LGBT, e Marina Cortese, ginecologa. Per la Scighera Chiara Catellani e Andrea Perin.

Cucina aperta dalle 19.00
Ingresso con tessera Arci

Possono i minorenni voler cambiare sesso? Da dove viene questa strana richiesta, dal momento che cambiare sesso non è realmente possibile? L’attuale confusione tra “sesso” e “genere” indotta dalla filosofia postmoderna, secondo la quale il mondo è un testo e la realtà materiale non ha alcuna importanza, sta dando una spinta potentissima alla normalizzazione delle nuove generazioni.
Se sei un bambino effeminato, diventerai bambina. Se sei un maschiaccio, allora sei “veramente” un ragazzo. Big Pharma ti sorride: ti venderà ormoni per tutta la vita.

 

Daniela Danna, è ricercatrice confermata in Sociologia generale presso il Dipartimento di studi sociali e politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Insegna Politica sociale per la laurea triennale in Scienze sociali per la globalizzazione. Tra i suoi interessi di ricerca figurano analisi dei sistemi-mondo, rapporti tra i generi, studi sulla sessualità, sociologia dell’ambiente, sociologia storica. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: Dalla parte della natura, VandAePublishing in coedizione con Morellini Editore.


Vi aspettiamo al circolo ARCI La Scighera, via Candiani 131, Milano

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25 novembre 2018

Il 25 novembre è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: fu istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’omicidio, avvenuto proprio il 25 novembre del 1960, delle sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Domenicana.

Questa giornata è diventata l’occasione ideale per LOTTARE contro violenza sulle donne e il femminicidio.

La violenza sulle donne, sul loro corpo, ha molte forme e molti volti, troppe, troppi. Dobbiamo difenderci, ribellarci ad un’insidiosa assuefazione che ha seminato, morti, violenze, soprusi continui sotto i nostri occhi. Si può iniziare questa battaglia con l’informazione.

Leggete per informarvi perché non c’è progresso senza conoscenza.

Per il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, acquistate e leggete i nostri titoli migliori:

  • “Manifesti femministi” a cura di Deborah Ardilli raccoglie testi composti in Italia, in Francia e negli Stati Uniti (alcuni di questi tradotti per la prima volta)dalle più attive rappresentanze del femminismo radicale dalla seconda metà degli anni Sessanta alla seconda metà degli anni Settanta del XX secolo.
  • “Temporary mother” di Marina Terragni è un pamphlet “anarchico” e necessario di fronte alla portata della posta in gioco: i bambini e la differenza femminile, garanzia di civiltà e umanità.
  • “Il mito Pretty Woman” di Julie Bindel è la prima e unica indagine mondiale sulla prostituzione, completa, audace e coraggiosa, che sfata il falso mito del sex work. Perché la prostituzione non è un lavoro, ma un abuso a pagamento.
  • “Dalla parte della natura” di Daniela Danna è un fulminante pamphlet ecofemminista che attacca il sistema capitalista e patriarcale, dove donne, animali e ambiente sono considerate proprietà e beni da dominare, sfruttare, rapinare.
  • “Trilogia Scum” di Valerie Solanas presenta per la prima volta nella loro integralità e con l’accompagnamento di un approfondito apparato critico, gli scritti di Valerie Solanas, figura cruciale della controcultura anni Sessanta e icona del femminismo radicale.
  • “La piccola principe” di Daniela Danna è una lettera ai più giovani che vuole contestare l’attuale confusione tra “sesso” e “genere” indotta dalla filosofia postmoderna che sta dando una spinta potentissima alla normalizzazione delle nuove generazioni.

Diciamo basta alla violenza contro le donne!

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BlackFridaySuffragetteMemorial un buono sconto per ricordare il Black Friday delle Suffragette del 1910

Era il venerdì 18 novembre 1910, giornata in cui 300 donne al motto “Fatti, non parole” marciarono verso la Camera del Parlamento a Londra per protestare e lottare per il diritto al voto. La polizia reagì in modo molto violento, picchiandole brutalmente, tanto che due di loro morirono a seguito delle ferite, e 115 furono arrestate. Da quel black friday, le suffragette alzarono il livello di lotta adottando tecniche di guerriglia urbana: rompevano le vetrine dei negozi, davano fuoco alle case, solitamente a quelle di uomini politici, o ai club riservati ai soli uomini. Centinaia di donne finirono in prigione durante gli anni delle battaglie per il voto; molte di loro, che per protesta facevano lo sciopero della fame, furono alimentate forzatamente.

La legge per il diritto di voto fu approvata in Gran Bretagna solo nel 1918, ed era limitata solo alle donne sposate e over 30 anni. Solo nel 1928 il diritto fu esteso a tutte le donne. In Italia sarà necessario aspettare il 1946 per il suffragio femminile. Mentre lo Stato di Città del Vaticano è l’unico al mondo a non riconoscere ancora oggi il suffragio femminile.

Per ricordare la storia delle lotte femminili e invitare alla scoperta dei temi del femminismo alla redazione di VandA abbiamo creato uno speciale buono sconto dedicato all’occasione BlackFridaySuffragetteMemorial che vale 5 Euro sull’acquisto di qualsiasi ebook. Scegliere gli ebook e metterli nel carrello, nel carrello si può attivare lo sconto copiando il nome del buono sconto nella casella. Il buono si potrà usare fino a domenica 25 novembre a mezzanotte.

Molti ebook costano meno di 5 euro e potrete averli gratis!

 

 

 

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Convegno – Daniela Danna a Milano

Milano, 29 novembre 2018, dalle 10.00 alle 18.00


  Daniela Danna  partecipa al Convegno Mater Iuris.

Il diritto della madre: uscire dalla simmetria giuridica dei sessi nella procreazione

Convegno presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali, via Conservatorio 7, 29 novembre 2018, Sala Lauree.

Comitato scientifico: Valentina Calderai (Diritto privato, Università di Pisa), Daniela Danna (Sociologia, Università di Milano), Olivia Guaraldo (Filosofia politica, Università di Verona), Silvia Niccolai (Diritto costituzionale, Università di Cagliari), Elisa Olivito (Diritto costituzionale, Università di Roma), Susanna Pozzolo (Filosofia del diritto, Università di Brescia), Monica Santoro (Sociologia, Università di Milano)

Programma

Il convegno intende stimolare una riflessione delle giuriste e di tutti coloro che studiano la società intorno ad una coppia di domande: ci chiediamo se sotto la rivisitazione paritaria e neutra, che ha interessato nel corso degli anni il diritto di famiglia, non sia all’opera ancora, o nuovamente, un diritto prevalente del padre, e se questo assetto non possa essere ripensato, alla luce del patrimonio del pensiero femminista nel diritto. A questo pensiero intendiamo richiamarci, nelle sue ricche sfaccettature, che annoverano figure e percorsi diversi, ma sono tutte accomunate dalla critica nei confronti dell’automatismo della parità e dell’aspirazione alla mera simmetria dei sessi; riflessioni che hanno saputo sempre, partendo dalle donne, parlare del mondo, riconoscendo e criticando i modelli di convivenza che si sono venuti affermando, i quali condizionano e influenzano, anche, l’argomentazione giuridica e la riflessione sociale.

Si pensi all’elaborazione della nozione di ‘uguaglianza valutativa’ di Letizia Gianformaggio; all’ampia riflessione che approfondisce l’intreccio fra capitalismo e patriarcato e, in questa cornice, alle considerazioni di Carole Pateman sul ‘contratto sessuale’ e sulle ambiguità del concetto di ‘genere’; oppure alla riflessione che coglie, con Martha Fineman, il legame tra la “neutralizzazione” della madre e le esigenze del mercato. Oppure, agli studi che hanno riconosciuto nella medicalizzazione del corpo femminile, della gestazione e del parto, l’annuncio di una idea di soggettività e di socializzazione basate sulla ‘managerializzazione del sé’, che si sono col tempo rivelate cruciali nella costruzione della governamentalità ‘neo-liberale’, come nella lettura di Barbara Duden; e ancora alle ‘istituzioni della maternità’ di cui parla Adrienne Rich, che possono assumere storicamente forme diverse, ma riproporre identiche finalità espropriative e di controllo sulle donne, in particolare nella surrogazione di maternità.

Molti sono gli ambiti che si aprono e che possono essere esplorati, sia in chiave di diritto positivo, sia di analisi filosofica e sociologica, a partire da una riflessione volta a interrogare problematicamente una simmetria giuridica dei sessi nella procreazione che neutralizza la donna.

In particolare, da un lato, è stato da lungo tempo sottolineato che l’approccio ‘neutro’ ai temi della famiglia in nome della “parità” e della “fungibilità tra i sessi” può nascondere una nuova insidiosa discriminazione, nel senso di un trattamento incongruo e inappropriato, e di una perpetua svalorizzazione, nei confronti dell’esperienza femminile. Oggi, sul terreno della concreta esperienza giuridica, segnali significativi di simili insidie vengono chiaramente alla luce quando, in nome di un interesse superiore del minore tutto declinato nel cono di un principio paritario di bi-genitorialità, l’applicazione dell’affido condiviso apre a tragiche contraddizioni nei casi di conflittualità e di violenza. Più equa ci appare una prospettiva che, ben oltre il discorso individualista e il suo correlato paritario – oggi egemoni nel diritto – faccia spazio, proprio nel diritto, a una concezione costitutivamente relazionale della soggettività, nei suoi aspetti più concreti e materiali.

D’altro lato, è consolidata la consapevolezza che la famiglia, organismo centrale nell’autonomia sociale, risente delle dinamiche interpretative e delle pratiche che interessano il “governo” delle soggettività, e l’idea stessa di individuo e di persona, pratiche che hanno un loro centro nevralgico nella regolazione della fecondità femminile e degli istituti connessi. In questo quadro, rappresenta una sfida interrogare, per un verso, il concetto neutro di ‘omogenitorialità’– che si sostituisce a espressioni, sessuate, quali ‘doppia maternità’ e ‘doppia paternità’ – e, per l’altro verso, confrontare la rivendicazione di un principio neutro di “genitorialità alla nascita” con il principio mater semper certa – universale fino all’introduzione dell’istituto giuridico della surrogazione di maternità in California con Johnson v Calvert (1993). Riteniamo che la regula juris del mater semper certa possa essere interpretata oggi in chiave favorevole a nuove dimensioni di libertà femminile, traducibili in istituti giuridici capaci di rispecchiare la differenza sessuale.

In questa cornice possiamo enucleare, esemplificativamente, alcune domande:

È possibile sviluppare un “universalismo” a partire dalla prospettiva femminista o l’analisi femminista deve essere annoverata tra quelle politiche “parziali” e/o di parte?
Si può andare oltre l’anatema “essenzialista” che colpisce ogni uso politico e intellettuale dell’idea di differenza sessuale?
Quali sono le connessioni tra prospettiva femminista e critica all’intreccio tra capitalismo e patriarcato?
Come tener conto della differenza sessuale nella generazione e nella filiazione?
Quali i percorsi della soggettività giuridica e dell’idea di libertà nelle visuali critiche del diritto, giusfemministe e della differenza sessuale?
Donna, concepito, terzi: come individuare la libertà femminile nella generazione, in una scena della filiazione sempre affollata da ulteriori interessi?

 

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Evento – “La piccola principe” @Bergamo

Bergamo, 30 novembre 2018 ore 17.30


– VandA.ePublishing presenta  La piccola principe di Daniela Danna.

Venerdí 30 novembre Daniela Danna presenterà il suo libro, La piccola principe. Lettera aperta alle giovanissime su pubertà e transizione, uscito per VandAePublishing a luglio 2018. Interviene Giovanni dall’ Orto.


 

Possono i minorenni voler cambiare sesso? Da dove viene questa strana richiesta, dal momento che cambiare sesso non è realmente possibile? L’attuale confusione tra “sesso” e “genere” indotta dalla filosofia postmoderna, secondo la quale il mondo è un testo e la realtà materiale non ha alcuna importanza, sta dando una spinta potentissima alla normalizzazione delle nuove generazioni.
Se sei un bambino effeminato, diventerai bambina. Se sei un maschiaccio, allora sei “veramente” un ragazzo. Big Pharma ti sorride: ti venderà ormoni per tutta la vita.

 

Daniela Danna, è ricercatrice confermata in Sociologia generale presso il Dipartimento di studi sociali e politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Insegna Politica sociale per la laurea triennale in Scienze sociali per la globalizzazione. Tra i suoi interessi di ricerca figurano analisi dei sistemi-mondo, rapporti tra i generi, studi sulla sessualità, sociologia dell’ambiente, sociologia storica. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: Dalla parte della natura, VandAePublishing in coedizione con Morellini Editore.

 


Vi aspettiamo allo Spazio di documentazione La Piralide.


 

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Evento – “La piccola principe” @Milano


Milano, 27 novembre 2018, h 19


– VandA.ePublishing presenta  La piccola principe di Daniela Danna.

Martedì 27 novembre Daniela Danna presenterà il suo libro, La piccola principe. Lettera aperta alle giovanissime su pubertà e transizione, uscito per VandAePublishing a luglio 2018.

 


 

Possono i minorenni voler cambiare sesso? Da dove viene questa strana richiesta, dal momento che cambiare sesso non è realmente possibile? L’attuale confusione tra “sesso” e “genere” indotta dalla filosofia postmoderna, secondo la quale il mondo è un testo e la realtà materiale non ha alcuna importanza, sta dando una spinta potentissima alla normalizzazione delle nuove generazioni.
Se sei un bambino effeminato, diventerai bambina. Se sei un maschiaccio, allora sei “veramente” un ragazzo. Big Pharma ti sorride: ti venderà ormoni per tutta la vita.

 

Daniela Danna, è ricercatrice confermata in Sociologia generale presso il Dipartimento di studi sociali e politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Insegna Politica sociale per la laurea triennale in Scienze sociali per la globalizzazione. Tra i suoi interessi di ricerca figurano analisi dei sistemi-mondo, rapporti tra i generi, studi sulla sessualità, sociologia dell’ambiente, sociologia storica. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: Dalla parte della natura, VandAePublishing in coedizione con Morellini Editore.

 


Vi aspettiamo al Circolo ArciLesbica, via Spallanzani 7, Milano.


 

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Evento – Julie Bindel a Roma


Roma, 20 novembre 2018, h 16


Julie Bindel presenta in anteprima “Il mito Pretty Woman. Come la lobby del sesso ci spaccia la prostituzione“, già disponibile in e-book e in edizione cartacea da gennaio 2019 in co-edizione con Morellini Editore.

Nel corso di due anni, Julie Bindel ha raccolto 250 interviste in quasi 40 città e Stati viaggiando instancabilmente fra Europa, Asia, Nordamerica, Australia, Nuova Zelanda, Africa orientale e meridionale. Ha visitato bordelli legali, ha conosciuto papponi, pornografi, sopravvissute alla prostituzione e donne vendute da uomini considerati “imprenditori”. Ha incontrato femministe abolizioniste, attivisti pro sex work, poliziotti, uomini di governo, uomini che “vanno a puttane”. Un’indagine approfondita, appassionata e sofferta che rivela le bugie di una mitologia tesa a truccare gli sporchi interessi di un’attività criminale fra le più redditizie, la tratta globale. L’unico testo che tratta il tema a livello mondiale, in un momento in cui sono numerosi i governi che cominciano a interessarsi alla questione. Il libro uscito, nel 2017 (The Pimping of Prostitution: “Abolishing the Sex Work Myth”), è stato accolto con grande entusiasmo dalla critica e ha ricevuto eccellenti reviews da grandi firme dell’attivismo sociale, del femminismo, del giornalismo, una fra tutte, Gloria Steinem.

 

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Julie Bindel a Bookcity


Milano, 17 novembre, h 14.


– VandA.ePublishing presenta  Julie Bindel a Bookcity.

Sabato 17 novembre alle 14 sarà presentato, in occasione di Bookcity, il nuovo libro di VandAePublishing: Il mito Pretty Woman. Come la lobby dell’industria del sesso ci spaccia la prostituzione uscirà a gennaio 2019 in coedizione con Morellini Editore.

L’incontro si tiene al Teatro Franco Parenti – Cafè Rouge sabato 17 novembre alle ore 14.

Di seguito la locandina dell’evento:

 

Vi aspettiamo al Teatro Franco Parenti, in via Pier Lombardo 14, Milano.

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Evento – “Io abito, sono abitato” @Feltrinelli, Parma


Parma, 20 novembre 2018, h 18


– VandA.ePublishing vi invita alla presentazione di Io abito, sono abitato di Agnese Bizzarri.

Agnese Bizzarri presenta “Io abito, sono abitato. 10 storie sulla migrazione”.
Intervengono Michele Guerra, Assessore alla Cultura, e Margherita Braga, che ha illustrato il volume.

Le storie saranno lette dall’attrice Irene Valota!

 


Illustrazioni di Margherita Braga

Filosofi spazzini per abbattere luoghi comuni, un Airone cinerino per iniziare un viaggio migrante, Pianoforti per una dolce armonia, la Pace depressa in cura dallo psicanalista e tante altre metafore per entrare nel cuore e nella parte migrante di ciascuno di noi, grande e piccola. Perché «il diverso non è mai esotico bensì, si potrebbe dire, “diversamente familiare” e soprattutto – se saremo disponibili – facile da “addomesticare”, come ci insegna il Piccolo Principe» (dalla prefazione di Roberto Toscano). In questo libro «il piccolo lettore viene accompagnato sul cammino del riconoscimento dell’altro-come-se-stesso anche se con colori diversi, diversi modi di vivere e abitare, cibi e giochi diversi».

 

Agnese Bizzarri si occupa di progetti educativi e culturali presso fondazioni, enti, pubbliche amministrazioni, università e associazioni non profit. Per il sito Che Forte.it cura la rubrica “La mitologia spiegata ai bambini”. Con VandA ePublishing ha pubblicato gli ebook “C’era una volta… anzi no!” (2015), “Dentisti, dinosauri e altre strane creature” (2016), adottato in tutte le scuole dell’infanzia di Parma come progetto educativo, e “12 case, tanti pianeti” (2017). Nel maggio 2016 ha vinto il premio TOYP (The Outstanding Young Persons), riconoscimento per giovani talenti promosso da JCI Italy (Junior Chamber International, ONG membro ONU e Unesco).

 

Vi aspettiamo in Strada Farini, 17 Parma!

 

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Evento – “La piccola principe” @Libreria delle Donne, Padova


Padova, 16 novembre 2018, h 17.30


– VandA.ePublishing presenta  La piccola principe di Daniela Danna.

Venerdì 16 novembre alle 17:30 potrete incontrare Daniela Danna che presenterà il suo libro, La piccola principe. Lettera aperta alle giovanissime su pubertà e transizione, uscito per VandAePublishing a luglio 2018.

Introduce Ilaria Durigon, libraia di Librati.

 


 

Possono i minorenni voler cambiare sesso? Da dove viene questa strana richiesta, dal momento che cambiare sesso non è realmente possibile? L’attuale confusione tra “sesso” e “genere” indotta dalla filosofia postmoderna, secondo la quale il mondo è un testo e la realtà materiale non ha alcuna importanza, sta dando una spinta potentissima alla normalizzazione delle nuove generazioni.
Se sei un bambino effeminato, diventerai bambina. Se sei un maschiaccio, allora sei “veramente” un ragazzo. Big Pharma ti sorride: ti venderà ormoni per tutta la vita.

 

 

Daniela Danna, è ricercatrice confermata in Sociologia generale presso il Dipartimento di studi sociali e politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Insegna Politica sociale per la laurea triennale in Scienze sociali per la globalizzazione. Tra i suoi interessi di ricerca figurano analisi dei sistemi-mondo, rapporti tra i generi, studi sulla sessualità, sociologia dell’ambiente, sociologia storica. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: Dalla parte della natura, VandAePublishing in coedizione con Morellini Editore.

 


Vi aspettiamo alla Libreria delle Donne, via San Gregorio Barbarigo 91, Padova.


Qui il link al video della presentazione.

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Premio Letterario Allumiere

Nonostante il velo di Michela Fontana è ufficialmente tra le tre opere finaliste del Premio Letterario Allumiere!

La serata finale del premio Femminile, Plurale si tiene il 3 Novembre alle ore 17.30 presso l’Auditorium/ Palazzo delle Reverenda Camera Apostolica, Piazza della Repubblica, Allumiere.

La serata finale di premiazione sarà condotta da Gino Saladini. 
L’attrice Novella Morellini ci farà immergere nelle parole e nelle storie narrate dalle scrittrici finaliste, interpretate musicalmente dalle pianiste Paola Ingletti e Assunta Cavallari. Le giurate Carmen Pellegrino, Martina Testa e Veronica Ricotta metteranno in evidenza le peculiarità delle opere finaliste.  
Ospite d’eccezione sarà Dacia Maraini.

 

OPERE FINALISTE:
Gli anni forti, Paola Martini, Manni Editori.
La ragazza nella foto, Donatella Alfonso, Nerella Sommariva, All Around.
Nonostante il velo, Michela Fontana, VandA ePublishing e Morellini Editore.

Ingresso gratuito.


Nonostante il velo

Nuova edizione – giugno 2018

In Arabia Saudita, il paese più opaco del mondo arabo, le donne sono confinate nel ruolo disegnato dalla Sharia, dipendono a vita da un guardiano, non possono guidare l’automobile e sono segregate nel mondo femminile. Ma dietro questa cortina di ferro, sono proprio le donne a esprimere le più forti istanze di rinnovamento.
È quanto Michela Fontana ha scoperto vivendo e lavorando due anni e mezzo a Riad, durante i quali ha esplorato dall’interno la società saudita, incontrando attiviste, donne d’affari, studentesse, giovani professioniste, islamiste radicali, scrittrici, semplici mogli e madri. Nonostante il velo è una straordinaria polifonia di voci. Attraverso lo sguardo delle donne racconta i paradossi e le ambiguità del paese che ha ispirato alcuni dei più pericolosi movimenti fondamentalisti, fornendo una chiave di lettura per interpretare un mondo islamico che fatichiamo a comprendere, semplicemente perché non lo conosciamo.


Autore: Michela Fontana
Titolo: Nonostante il velo. Donne dell’Arabia Saudita
Collana: VandA.Original
Luogo e data di pubblicazione: Milano, marzo 2015. Edizione aggiornata, in coedizione con Morellini Editore: giugno 2018.
ISBN e-book: 9788868991395
Prezzo e-book: 7,99 €
ISBN cartaceo: 9788868991784
ISBN cartaceo: 9788862986076 – in coedizione con Morellini Editore
Prezzo cartaeco: 17,90 €


 

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Parole, immagini e social: noi donne abbiamo ancora molto da dire


di Chiara Monateri (D Repubblica, 22 ottobre 2018)


– Dal femminismo contemporaneo alla liberazione di parole, immagini e lyrics: le autrici sono la nuova meraviglia da seguire. Da Ariana Grande a Lena Dunham, passando per Tess Holliday, Chimamanda Ngozi Adichie e Adwoa Aboah ecco chi sono le donne della consapevolezza al femminile.

 

Questa volta i semi sono stati piantati a fondo e per bene e l’ondata di nuova consapevolezza al femminile non si è limitata ad essere un sussurro tra i vari trend mediatici, ma è diventata una vera corrente della quale le voci continuano a moltiplicarsi nelle più diverse forme artistiche: dai testi delle interpreti pop che mettono la figura femminile e le sue storie al centro, alle poetesse di Instagram, fino alle fotografe e videomaker e alle sceneggiature dei nuovi film e serie. Con la voglia di propagare un milione di scintille attraverso una società che ancora ha bisogno di destarsi del tutto. Le ragazze,le millennials, da Londra e New York all’Italia non sono disposte a fermarsi e stanno creando un movimento artistico tenuto insieme da fili invisibili, fatto di personalità e di valori che non possono più essere messi in discussione.

Dio è una donna
Le prime a non tirarsi indietro e a giocare nel ring delle lyrics e dell’esposizione mediatica sono le dive del pop. Ariana Grande, nonostante i suoi 25 anni, ha le idee chiarissime: in un’intervista a BBC Radio aveva dichiarato di sentire pressione, non per il fatto di essere una star globale, ma perché: «Io voglio lottare a nome di tutti, e non solo riguardo a tematiche femminili, altrimenti non avrebbe senso che venga ascoltata la mia voce: non sono solo un’entertainer e voglio aiutare non solo con la mia musica. Voglio cercare di dare a chi mi segue un vero senso di empowerment». Nel video del suo ultimo singolo God is A Woman, trend result su Spotify, Ariana canta dal centro delle galassie, e come ultima immagine ripropone l’opera di Michelangelo La creazione di Adamo prendendo il posto di Dio e circondandosi di figuranti solo donne. A seguirla a ruota è la nuova star Dua Lipa: in una intervista dell’edizione britannica di GQ ha parlato senza peli sulla lingua dell’industria musicale, dicendo che gli atteggiamenti inappropriati emersi dal dibattito #MeToo sono ben presenti e che spesso le donne vengono considerate, a priori, solo interpreti, ribadendo che lei scrive tutte le sue canzoni. Il suo singolo IDGAF (acronimo per I don’t give a f**ck) è diventato il nuovo inno pop della solidarietà al femminile per dimenticare le storie che vanno lasciate per sempre nel cestino.

Condividere l’empowerment
Lena Dunham dopo il successo di Girls ha vissuto un momento difficile riguardante la sua posizione nell’olimpo del nu feminism: attaccata da body shamers e haters che sminuivano il suo ruolo di innovatrice, se ne è liberata senza più finte ipocrisie. Non solo continua a scrivere e produrre serie con tematiche femminili decisamente interessanti come Camping, che ha come protagonista Jennifer Garner, ma non si nasconde più ed esce allo scoperto come esempio di body positivity per le nuove generazioni. Lei stessa ha condiviso sul suo Instagram un “prima e dopo” della sua figura pubblicato da un tabloid in cui racconta l’infelicità che caratterizzava la sua vita nel momento considerato “in forma”, e la gioia nell’essere più curvy, capendo l’importanza dei complimenti “solo dalle persone che contano per motivi che contano”. E sostenitrice della body positivity è anche la modella curvy Tess Holliday che è diventata la prima digital cover star del magazine americano Self: col suo libro The Not So Subtle Art of Being A Fat Girl: Loving The Skin You’re In ha messo l’accento sulla percezione che dobbiamo avere noi stesse di chi siamo, di come ci sentiamo e del nostro corpo, prima di ricevere qualsiasi impressione e pressione che possa arrivare dall’esterno.

Parole e immagini di una storia collettiva
Il mosaico di voci si moltiplica. Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana, è diventata una voce predominante, confermando la possibilità concreta di poter credere in nuove prospettive dopo l’ascesa del movimento #MeToo. Chimamanda, in grado sempre di trovare la voce appropriata, ha dichiarato in una intervista su Vulture che vede tanta tristezza in Melania Trump, nonostante lo sdegno che possa sollevare, individuando l’unico spiraglio di umanità della Casa Bianca proprio nella figura della First Lady. La sua però non è l’unica voce all’attivo. Diablo Cody ha realizzato l’ultimo tassello della sua trilogia al femminile di sceneggiature cinematografiche: Juno, Young Adult e Tully, con Charlize Theron, raccontando storie reali di donne in bilico, ma che al tempo stesso potrebbero essere un sincero ritratto di chiunque. La blogger Karley Sciortino è diventata la nuova paladina delle relazioni e della sessualità, una versione aggiornata di Carrie Bradshaw che non disdegna una buona dose di Samantha Jones: colonnista di Vogue, il suo blog Slutever.com racconta la sua vita e le sue riflessioni, dal BDSM al pro-sex feminism, ovvero il movimento che interpreta la libertà sessuale come uno dei punti irrinunciabili della libertà femminile.

Voci più forti, più vere
Alcune autrici sono diventate di culto per il loro punto di vista penetrante che non teme di svelare anche i lati più intimi. Anne Helen Petersen ha sfondato una porta con il suo Too Fat, Too Slutty, Too Loud, scrivendo un’ode alle donne anticonformiste, le uniche a suo avviso che possono portare luce in questo periodo storico ancora troppo poco illuminante. Su Instagram non mancano le everyday inspirations: Petra Collins e Rupi Kaur seducono con i loro ritratti, in immagini e parole, della nuova bellezza e intimità delle donne contemporanee, e la supermodel Adwoa Aboah porta avanti la pagina Instagram Gurls Talk come luogo di ritrovo ed empowerment “per condividere senza giudizio o stigma”. La youtuber Lucy Fink, entrata a far parte della famiglia di Refinery29, invece di dare lezioni di makeup o stile si lancia alle prese con le sfide ironiche della vita delle ragazze, dal vivere con 50 Dollari per 5 giorni a trovare degli hobby che ci facciano stare davvero bene.

Il collettivo? È di ‘poete’
Anche in Italia le ragazze hanno molto da dire, e lo fanno insieme. Un gruppo di poetesse attive non solo con la pubblicazione ma anche con altre forme d’arte come la performance, il teatro, la musica e i laboratori hanno deciso di far parte di un esperimento tutto nuovo. Non si definiscono “poetesse”, ma un collettivo di poete, e hanno scelto il nome di Supernove. Roberta Durante, Francesca Genti, Francesca Gironi, Manuela Dago e Silvia Salvagnini si sono unite nel progetto di VandAePublishing, la casa editrice al femminile per un progetto sulle parole che curano e che sanno creare un abbraccio collettivo a catena, senza limiti: a Dicembre sarà pubblicata la loro antologia sotto forma di e-book che raccoglie i versi del collettivo. Roberta Durante racconta: «Ci chiamiamo Supernove perché in questo fenomeno la stella esplode e arriva lontano con tutta la sua energia, e questo è quello che vogliamo fare noi, questo è il senso della parola: vogliamo che possa arrivare a chiunque e che sia una cura e anche un’informazione utile che aiuti a trovare idee e soluzioni. Il lavorare insieme è una sfida in un mestiere così individualista, e lo sarà anche esporci insieme sui social. Il nostro obiettivo è la sostanza, ovvero dare qualcosa a chi ci leggerà: anche Instagram può essere un mezzo potentissimo, se porta il messaggio giusto».